«Dopo la seconda guerra mondiale e la morte del padre, avvenuta nel 1943, Adriano assume il controllo dell’azienda, che nel frattempo è sempre più impregnata del carattere del suo nuovo proprietario e fondatore, nel 1948, del Movimento Comunità.«L’Olivetti – nelle parole del tesoriere Mario Caglieris – è “una fabbrica fondata su un preciso codice morale, per il quale il profitto viene destinato prima di tutto agli investimenti, poi alle retribuzioni e ai servizi sociali, in ultimo agli azionisti con il vincolo di non creare maidisoccupazione”.«La scommessa, professionale e scientifica, di Adriano Olivetti non si limita a confrontarsi con la concorrenza di quegli scienziati che, negli anni Cinquanta, stanno gettando le basi dell’informatica moderna, ma si intreccia anche alle dinamiche della guerra fredda.«A cominciare dalla nomina del giovane ricercatore italo-cinese Mario Tchou alla guida del costituendo Laboratorio di ricerche elettroniche di Ivrea, nel 1954, poi trasferito a Barbaricina, vicino Pisa. L’intento del Laboratorio è quello di gettare le basi progettuali per creare il primo calcolatore elettronico da destinare al mercato.«Nel 1959 è pronto Elea 9003 – acronimo di Elaboratore elettronico automatico – terzo prototipo dopo Elea 9001 ed Elea 9002, nonché il primo calcolatore a transistor commerciale della storia. Con l’ingresso ufficiale nel campo dell’informatica, l’Italia entra nel ristretto novero dei Paesi industriali in possesso di mezzi e conoscenze definite “sensibili”, ma la politica italiana – cerimonie a parte – non sembra affatto interessata a sostenere e proteggere la nascente industria informatica.L’Olivetti non riceve aiuti di Stato ed è anzi lei stessa a portare le istituzioni nazionali a conoscenza delle potenzialità nel campo informatico, mentre i concorrenti stranieri, ad esempio negli Stati Uniti, godono di somme ingenti stanziate dal governo, soprattutto a scopi militari.«In questo scenario, due eventi tragici danno una svolta al destino dell’informatica italiana. Il primo è la morte d’infarto, nel febbraio 1960, di Adriano Olivetti. Il secondo, nel novembre 1961, è l’incidente stradale in cui il pioniere dell’informatica italiana, Mario Tchou, muore sul colpo.«Secondo Giuseppe Rao, funzionario diplomatico – una delle rare fonti sui movimenti dell’Olivetti nel campo dell’elettronica – numerosi elementi lasciano supporre l’esistenza di un complotto per uccidere Tchou. L’ipotesi è che l’aver affidato ad un “muso giallo” il compito di condurre l’Italia nei segreti dello strategico mondo dell’informaticaavrebbe destato le preoccupazioni di chi, in quel momento storico, aveva il maggior interesse a monopolizzarlo o perlomeno a primeggiarvi,gli Stati Uniti. E, fra l’altro, Mario Tchou era stato contattato dall’ambasciata cinese perché anche Pechino iniziava ad avviare studi sui calcolatori.«A prescindere da qualunque ipotesi complottista, Rao sottolinea comunque che gli Stati Uniti avevano un enorme interesse a tenere fuori l’Italia nel campo delle ricerche sui calcolatori, in quanto Paese confinante con l’Impero del Male e contenitore del più grande partito comunista d’Occidente.«Il modello di Adriano Olivetti non aveva avuto sostenitori nel mondo politico né, tantomeno, sostegno da parte di Confindustria, che anzi aveva mal digerito il voto dell’onorevole Olivetti, determinante per la costituzione del primo governo di centrosinistra. Franco Filippazzi, collaboratore di Tchou al Laboratorio, spiega che esso “non era di sinistra e non era di destra, o forse attingeva da entrambi gli orientamenti, ma di certo si trattava di un modello certamente in controtendenza ai valori di un’ampia comunitàinterna alla DC, solidale invece ai valori ‘atlantici’”.«Fatto sta che la morte di Adriano e la crisi economica seguita al boom degli anni Cinquanta portano l’Olivetti a una difficile situazione finanziaria e si fa quindi avanti un gruppo misto pubblico-privato, il cosiddetto “gruppo d’intervento” formato da FIAT, Pirelli, Mediobanca, etc. che entra nel capitale dell’azienda di Ivrea».Fiat, Pirelli, Mediobanca…un film già visto. Conclusione?«Gli ingegneri che avevano costruito Elea 9003 confluiscono in un nuovo organismo, la Deo, che nel 1965, su decisione del gruppo d’intervento, viene venduto per il 75% alla multinazionale statunitense General Electric. Con tale vendita – o svendita, per dirla con le parole diRao – la politica industriale italiana cede definitivamente agli Stati Uniti il primato nella ricerca scientifica applicata all’informatica. Coronato nel 1968 con la cessione agli americani della restante quota del 25%».

Adriano Olivetti
Molto interessante anche il commento di un lettore al suddetto articolo:«Mi presento : sono un pensionato assunto nel 68 presso la Olivetti di Ivrea come impiegato tecnico elettronico e quindi la realtà che voi presentate l’ho vissuta sulla mia pelle. A detta dei dipendenti interni, voce di popolo, Adriano Olivetti non è morto per cause naturali ma è stato lasciato morire dopo un attacco di cuore molto sospetto, vedi anni dopo un certo Aldo Moro morto in circostanze simili. Quello che posso affermare con sicurezza, detto in parole povere, per la Olivetti ciascun dipendente era un ESSERE UMANO da trattare in modo opportuno, per la Fiat ogni dipendente era un NUMERO e basta da gestire come tale. Concludo ancora con una nota sugli eporedioti (cittadini di Ivrea) che fino a quando Berta filava se ne fregavano di tutto compreso il Movimento Comunità e quando i soliti noti si sono dati da fare per distruggere l’Azienda hanno collaborato da perfetti burattini. Non ricordo esattamente la data , anni 70 credo, un altro progettista è morto in un incidente stradale sospetto,se vi possono interessare altri particolari relativi alla gestione De Maledetti sarò ben lieto di darveli».FINE DELLE CITAZIONI TRATTE DALL’ARTICOLO DI “BYE BYE UNCLE SAM”

agnelli, valletta, pirelli e bianchi
Conclusione generale
Fino a quando l’Italia continuerà a essere “la Bulgaria della NATO” le rimarranno preclusi sia il benessere economico che il progresso scientifico, come già evidenziato più volte su questo blog. Ricordo al riguardo almeno i seguenti post (in questi casi,repetita juvant):
Tratto da: Destini paralleli: Raffaele Mattioli e Adriano Olivetti | Informare per Resistere
http://www.informarexresistere.fr/2012/09/09/destini-paralleli-raffaele-mattioli-e-adriano-olivetti/#ixzz2FCkEMXbU
Adriano Olivetti
Molto interessante anche il commento di un lettore al suddetto articolo:«Mi presento : sono un pensionato assunto nel 68 presso la Olivetti di Ivrea come impiegato tecnico elettronico e quindi la realtà che voi presentate l’ho vissuta sulla mia pelle. A detta dei dipendenti interni, voce di popolo, Adriano Olivetti non è morto per cause naturali ma è stato lasciato morire dopo un attacco di cuore molto sospetto, vedi anni dopo un certo Aldo Moro morto in circostanze simili. Quello che posso affermare con sicurezza, detto in parole povere, per la Olivetti ciascun dipendente era un ESSERE UMANO da trattare in modo opportuno, per la Fiat ogni dipendente era un NUMERO e basta da gestire come tale. Concludo ancora con una nota sugli eporedioti (cittadini di Ivrea) che fino a quando Berta filava se ne fregavano di tutto compreso il Movimento Comunità e quando i soliti noti si sono dati da fare per distruggere l’Azienda hanno collaborato da perfetti burattini. Non ricordo esattamente la data , anni 70 credo, un altro progettista è morto in un incidente stradale sospetto,se vi possono interessare altri particolari relativi alla gestione De Maledetti sarò ben lieto di darveli».FINE DELLE CITAZIONI TRATTE DALL’ARTICOLO DI “BYE BYE UNCLE SAM”
agnelli, valletta, pirelli e bianchi
Conclusione generale
Fino a quando l’Italia continuerà a essere “la Bulgaria della NATO” le rimarranno preclusi sia il benessere economico che il progresso scientifico, come già evidenziato più volte su questo blog. Ricordo al riguardo almeno i seguenti post (in questi casi,repetita juvant):
Tratto da: Destini paralleli: Raffaele Mattioli e Adriano Olivetti | Informare per Resistere
http://www.informarexresistere.fr/2012/09/09/destini-paralleli-raffaele-mattioli-e-adriano-olivetti/#ixzz2FCkEMXbU
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